Dai banchi di scuola ad Auschwitz per toccare con mano la Shoah

L’Istituto Comprensivo di Olevano Romano ha concluso il Progetto Settimana della Memoria 2018 con il Viaggio della Memoria.  I docenti dell’I. C. Olevano, in nome di Cinzia Milana, Emanuele Proietti, Camilla Manni, Anna Caporilli, Giovanni Proietti, Sonia Tatone, Consuelo Baroni, hanno accompagnato in Polonia 53 studentesse e studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di I° grado, da domenica 11 febbraio a sabato 17. Ha preso parte al viaggio anche Paola Buttarelli, assessore alle politiche sociali in rappresentanza del Comune di Olevano Romano. I docenti hanno intrapreso insieme ai loro alunni questo viaggio inteso come progetto di cittadinanza europea. Progetto pensato per accompagnare i ragazzi alla scoperta e alla comprensione della complessità del mondo che ci circonda a partire dal passato e dalle sue narrazioni, affinché possano acquisire lo spirito critico necessario a divenire cittadini nel presente e uomini di una società futura.

Visita ad Auschwitz

Il percorso di visita si sviluppa prevalentemente oltrepassando il cancello sormontato dalla famosa scritta Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi) ed accedendo alla zona dei blocchi dei deportati, perimetrata da filo elettrificato e da torrette di guardia, quali elementi di separazione e di sorveglianza, strutture e strumenti per il controllo di una massa enorme di persone.



I blocchi visitati sono stati il 4, il 5, il 6, e un altro che poi abbiamo visto successivamente. La gran parte di questi blocchi è stata svuotata da materiali e dagli oggetti presenti durante il funzionamento del lager. All’interno di questi blocchi è allestita la parte del museo, la mostra permanente con oggetti, documenti, gigantografie e modellini riferiti ai forni crematori di Auschwitz 2-Birkenau (che dista da qui tre chilometri).



Nei blocchi visitabili sono esposti nelle varie teche, che catalizzano l’attenzione ed emozionano i visitatori, numerosi e variegati oggetti: quelli confiscati ai deportati al loro arrivo nei lager (Auschwitz 1, Auschwitz 2-Birkenau, Auschwitz 3-Monowitz). Numero indefinito di scarpe, valigie, contenitori di diverse fogge e materiali, pentolame smaltato; un mucchio di occhiali, spazzole, pennelli da barba, protesi, capelli…che costituiscono comunque una minima parte di tutti i beni depredati ai deportati al loro arrivo ai lager del complesso concentrazionario. Probabilmente saranno alcuni dei numerosissimi oggetti trovati alla liberazione. Questa massa quantitativa consistente induce a non poche riflessioni e interpretazioni. Dalla dimensione di massa dei civili qui deportati e alla loro composizione che comprendeva donne, uomini, bambini e soggetti diversamente abili. Usciti dal blocco 6 proseguiamo nella visita oltrepassando altri blocchi naturalmente chiusi compreso il blocco 10. Tra le specificità di questo luogo oltre al numero di matricola che solo qui veniva tatuato sull’avambraccio sinistro del deportato, internamente o esternamente, ci sono gli esperimenti.

I locali del piano rialzato del blocco 11, adibito a prigione, contengono materiali, arredi ed oggetti originali. Un locale è attrezzato con letti a castello; in un altro si trova la latrina e poi in un altro locale con un lungo tavolo, venivano effettuati gli interrogatori e venivano decretate dopo processo sommario le condanne a morte. Si scende nel seminterrato dove si trovano numerose celle di tipologie diverse, tra le tante spicca quella che ospitò San Massimiliano Kolbe.



Entriamo nella camera a gas, una grande stanza non molto alta. Osservando il soffitto si vedono le aperture dalle quali venivano fatti cadere i granuli dello Zyklon B, il potente veleno utilizzato dai Nazisti per le uccisioni di massa. In una stanza adiacente e comunicante troviamo i forni crematori.



Il percorso di visita termina qui e, guadagnata l’uscita, dopo una pausa di una decina di minuti, riprendiamo il bus per raggiungere Auschwitz 2 – Birkenau uno spazio lager appositamente progettato per lo sterminio di massa.


Visita ad Auschwitz 2-Birkenau

La torretta è il punto di vista germanico dello spazio Lager. La giornata è fredda, nevica, tutto il campo è ricoperto da una gelida coltre di neve. Enorme è l’estensione del luogo che occupa il campo di concentramento, la suddivisione in zone, lo schema geometrico seguito nella dislocazione degli edifici di diverse tipologie, le strutture di controllo e di separazione.

Con la guida entriamo poi in due blocchi di legno del settore B 2. Un blocco era adibito a latrina, nell’altro una serie infinita di letti a castello. Raggiungiamo così la zona con i ruderi dei crematori 4 e 5 ed entriamo in un’altra zona. Altra percorrenza e attraversamento del territorio del Lager per raggiungere la zona con il monumento internazionale del 1967, opera dello scultore Pietro Cascella e dell’architetto Giorgio Simoncini. Ai lati del monumento si trovano i resti dei crematori 2 e 3; qui ci ritroviamo con tutti i ragazzi delle altre otto scuole del Lazio che come noi hanno aderito al Viaggio. Insieme ci siamo stretti davanti alla lapide in memoria delle vittime italiane, insieme abbiamo cantato e pregato.



Nel lasciare lo spazio tanti erano i pensieri, tanta l’incredulità, lo sgomento…

“Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita. Fai che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non siano state inutili tante morti. Per te e per i tuoi figli, fai che il frutto dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia un nuovo seme, né domani né mai”. (Primo Levi)

Visita al Ghetto di Cracovia

Il giorno successivo lo abbiamo dedicato alla visita del quartiere ebraico di Cracovia e ad una lunga passeggiata che, seguendo le sponde della Vistola e guidati da di Giustina, la nostra accompagnatrice, ci ha riportato fino al Castello di Wawel. In un angolo appartato del quartiere abbiamo riconosciuto il luogo dove Steven Spielberg ha girato la scena del rastrellamento nazista del film Schindler’s list, pluripremiato con ben sette statuette del premio Oscar. Abbiamo seguito per un lungo tratto il parco cittadino ad anello che circonda tutto il centro storico, lungo quella che una volta era la cintura muraria fortificata a difesa della città.



Durante questi giorni abbiamo avuto la possibilità di visitare, anche, le “Miniere di sale” e la città di Papa Giovanni Paolo II, Wadowice.



Si è trattato di un’esperienza unica e molto forte, impossibile descrivere le sensazioni che si vivono solo toccando con mano i luoghi dell’orrore e del dolore. Si può aver letto molti libri sull’argomento ma nulla è paragonabile ad una visita sul posto. Si prova rabbia, dolore, incredulità, impotenza.


“Milioni di persone nel mondo sanno che cosa era Auschwitz, ma ancora la questione fondamentale rimane rendere la gente consapevole e memore del fatto che solo dalle loro decisioni dipende la scelta se questa tragedia si verificherà di nuovo. Solo degli uomini potevano provocarla e solo degli uomini possono renderla evitabile”

(prof. Wladyslaw Bartoszewski, ex prigioniero di Auschwitz)


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Prof.ssa AnnaCaporilli

Fotografie Giovanni Proietti